Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Serafino, il pescatore, preparava le reti come si prepara un pensiero.
La notte era calma: il mare disteso, la luna piena che scivolava sull’acqua
come una moneta d’argento. La sua barca di legno, Gelato, lo aspettava al molo.
Arrivò in bicicletta, con lo zaino leggero: un pezzo di pane bianco,
una borraccia d’acqua, una lampada a carburo che sembrava un piccolo sole.
Salpò in silenzio.
Le gambe divaricate, i remi che entravano nell’acqua con la pazienza
dei gesti tramandati. Dopo mezz’ora raggiunse il punto di pesca che suo padre
gli aveva insegnato: la piccola Parigi, dove un relitto sul fondo ricordava
la Torre Eiffel.
Lasciò scendere l’ancora, ascoltò il tonfo sulla sabbia.
Mangiò una fetta di pane, bevve un sorso d’acqua, poi si distese.
Sopra di lui il cielo era un lenzuolo di stelle, e la luna gli sembrava
così vicina da poterla toccare. Si sentiva parte di quel silenzio,
come se il mare lo avesse accolto nel suo respiro.
Canticchiava una canzone.
Fu allora che il cielo si aprì: un bolide di fuoco, rosso e arancione,
attraversò la notte e si inabissò vicino alla barca.
Serafino remò piano verso il punto, ma trovò solo bolle che salivano
dalla profondità. Il mare, come sempre, non diceva nulla.
Riprese il lavoro.
Le reti scivolarono nell’acqua, le nasse calarono con la maestria
di chi conosce il mare da sempre. Dopo un’ora la pesca era buona:
orate, triglie, seppie; aragoste e polpi nelle nasse.
«Finalmente — pensò — potrò comprare il cerchietto con le perline dorate
per la mia Desi».
Fu allora che lo vide.
Dentro una nassa, un esserino verde, con due occhi tristi che sembravano
chiedere aiuto. Non era un pesce: aveva braccia, gambe, e un cinguettio
che usciva dalla bocca come un soffio.
Una barca di ferro arrivò all’improvviso, con luci accecanti.
Due ufficiali della Marina salirono a bordo:
«Ha visto una palla di fuoco cadere in mare?»
«No, no, tutto normale», rispose Serafino.
Perquisirono tutto, ma non trovarono nulla: l’esserino era nascosto
sotto le seppie, coperto dal loro inchiostro come da un mantello.
Quando se ne andarono, Serafino lo lavò con delicatezza.
«Come ti chiami?»
«Sono UB 17, vengo dal pianeta Marte. Mi hanno colpito mentre passeggiavo
con la mia astronave.»
Serafino gli cucì un vestito con un sacco di iuta.
Remò verso il molo mentre l’alba apriva il cielo a est.
Caricò le ceste sulla bici e tornò a casa.
La moglie lo abbracciò, Desi arrivò correndo:
«Eccomi!»
E quando vide UB 17, i suoi occhi si illuminarono come due lanterne:
«Un amico verde!»
UB 17 si presentò con grazia:
«Oggi da noi è festa. Ho fatto un giro con la mia astronave.
Il tuo papà mi ha salvato. Possiamo essere amici?»
Desi rise: «Certo! Vieni a vedere i miei compiti, i miei giochi!»
Giocavano come due stelle impazzite,
quando la porta tremò sotto colpi violenti.
Gli ufficiali entrarono, rovistarono la casa, aprirono cassetti,
gettarono abiti. Desi, piccola ma coraggiosa, nascose UB 17 nell’acquario:
lui rimase immobile, come una pietra verde.
Gli agenti se ne andarono a mani vuote.
UB 17 emerse dall’acqua, respirò forte.
Poi fece un dono a Desi: un cerchietto con perline dorate
che cambiavano colore e proiettavano sul muro immagini come un film.
La casa di UB 17, la sua scuola, i suoi compagni: un piccolo cinema marziano.
Quando si fece tardi, UB 17 disegnò un cerchio nell’aria.
Si accese di bianco e rosso, comparvero simboli, e il cerchio svanì.
Una luce accecante riempì la casa: un’astronave si posò nel giardino.
Ne scesero i genitori di UB 17.
Ringraziarono Serafino.
Chiesero se Desi potesse andare su Marte per il fine settimana.
Serafino guardò la moglie: entrambi annuirono.
Desi, con il cerchietto in testa,
sapeva che ogni volta che lo avrebbe sfiorato,
il suo amico UB 17 sarebbe arrivato.